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Il comma 566 e il coraggio che serve al Governo

fonte  quotidiano sanita

Gentile direttore,
uno stato moderno ed efficiente lo si nota anche dalle funzionalità dei suoi servizi essenziali. Ed ogni volta che penso a come renderci utili attraverso le potenzialità espresse dai servizi diagnostici, immagino il SSN come un contenitore dal valore inestimabile attraverso cui, tutte le professionalità, le tecnologie e l’ammodernamento delle strutture intervengono a garanzia della salute dell’intera umanità.

Nonostante la disponibilità e la profonda dedizione dei professionisti della salute, oggi anche in Italia la Sanità è al centro di aspre polemiche per le disfunzioni dovute agli eccessivi costi di sistema.

Ho letto la relazione del Gimbe sulla sostenibilità economica e il progressivo aumento delle spese e purtroppo nonostante l’Italia sia uno dei paesi più industrializzati si rischia un black out fisiologico se non si lancia un salvagente alla sanità pubblica.

Ridare efficienza al sistema è possibile in realtà, ma solo nell’ambito di una radicale riforma di tutti i servizi pubblici, che non debbano essere necessariamente privatizzati.

Il modello del project financing è provato dalle mille speculazioni e scelte sbagliate; magari, attraverso la riduzione delle ASL/ULSS e la progettazione di un’unica azienda regionale che governi i provvedimenti amministrativi, la gestione delle procedure di gara, il personale e la formazione dei professionisti sanitari, si possano ridurre tutte le sacche non produttive che impoveriscono il sistema.

Raffaele Fitto nel 2004 perse le elezioni regionali e non fu rieletto governatore della Puglia per aver parlato di tagli ai posti letto, revisioni ospedaliere e per aver tentato di introdurre attraverso la legge sul federalismo, il culto della depravazione sociale.

Strategie di attualità quelle di Fitto che ci debbono indirizzare a trovare la direzione giusta  perché la sanità non sia solo ospedale centrica ma debba esserci continuità tra ospedale e territorio.

Un’attività sanitaria territoriale efficace in termini di continuità assistenziale, di appropriatezza nella tecnologia, di gestione delle prestazioni specialistiche e di attivazione dei percorsi diagnostici terapeutici omogenei.

Inoltre agli ospedali va assicurato il personale a cui va rinegoziato il contratto di lavoro, vanno incrementate le dotazioni strutturali, implementate le reti informatiche e i sistemi informativi in linea con l’ innovazione tecnologica e sia garantita l’ efficienza e le competenze da  nuove linee guida regolamentate attraverso il comma 566 della Legge di Stabilità 2015.

In questo senso per dovere di chiarezza, il legislatore ammoderna la legge 42/99 e riforma ex novo l’abilitazione all’ esercizio professionale con criteri diversi.

Un nuovo paradigma basato sul principio dell’ inter- professionalità’ che non minimizza i professionisti sanitari dalla propria autonomia e identità professionale, anzi massimizza la propria evoluzione professionale, attraverso l’era digitale e i cambiamenti voluti dalle nuove organizzazioni diagnostiche – assistenziali.

Il sistema di abilitazione all’esercizio professionale è una normativa statale e come tale, la nuova regolamentazione professionale dovrà avvenire attraverso una concertazione tra tutti gli attori coinvolti.
Un percorso in salita, come per qualsiasi negoziazione, che però non dovrà fallire.
La volontà di tutte le professioni sanitarie, forti del sostegno delle organizzazioni sindacali, è nel riconoscersi in nuovo ruolo.

Infatti rilevante deve essere la valorizzazione professionale e l’armonizzazione delle competenze con le direttive EU.

Per questo il Governo deve incominciare a dimostrare, con azioni efficaci, la volontà di un rinnovamento delle politiche pubbliche, collaborando alla messa a punto del comma 566 e portando a termine i percorsi intrapresi, risolvendo le questioni ancora aperte, per poterci assicurare un futuro con la consapevolezza che la sanità italiana possa essere sempre eccellente e competitiva nel mercato europeo.

I tecnici sanitari e tutti gli altri professionisti si meritano risposte responsabili, magari attraverso scelte coraggiose per mettere fine ai limiti previsti dalle nuove riorganizzazioni, dalle specificità, dai contesti territoriali e dai livelli di complessità.

Saverio Stanziale
Vice Presidente Nazionale FITeLab