Linkedin Linkedin Canale YouTube Canale YouTube Pagina Facebook Gruppo Facebook

DDL LORENZIN: Quanto ci costa l’“arroganza” in politica?

FONTE QUOTIDIANO SANITA’

Gentile Direttore,
in data 26 aprile dopo più un anno la XII Commissione permanente del Senato ha chiuso la discussione preliminare sul ddl 1324, che istituisce – fra l’altro – albi e ordini per le Professioni Sanitarie. Adesso passa in aula del Senato per la prima eventuale approvazione, dopo di che il testo dovrebbe passare alla Camera dei Deputati, dove, se non saranno introdotte modifiche, potrebbe essere approvato in via definitiva. Tutto questo se non si arriva prima alla scadenza elettorale per eleggere il nuovo parlamento.

Credo meriti una menzione particolare la condotta della Senatrice De Biasi che con i suoi emendamenti introduce nuove Professioni Sanitarie.  In Italia esiste una legge quadro – la 43/2006 – che dettaglia il processo per l’istituzione di nuove professioni sanitarie. Alla base di questo percorso c’è un parere tecnico preventivo rilasciato dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS), che promulga un parere tecnico sull’opportunità o meno di istituire nuove o diverse professioni. Fa pensare il caso dell’osteopatia, dato che nelle poche Nazioni dove questa è stata disciplinata questa viene regolamentata in tre modi diversi (come professione sanitaria a parte, oppure come specializzazione di professione sanitaria oppure come terapia non convenzionale). Incontrovertibile quindi che il parere dell’ISS sarebbe ancora più necessario e giustificato.

Si è invece preferito presentare un emendamento che elude di netto la norma quadro esistente (L.43/2006), creando di fatto una condizione di schizofrenia nel diritto in questione, visto che le norme in questione non vanno considerate isolatamente ma in rapporto alle altre norme esistenti.

Sembra poi ci sia un altro aspetto che merita attenzione in questa intricata questione. De Biasi, con l’approvazione di questi emendamenti, senza la necessaria competenza scientifica, si è sostituita alla commissione tecnica del Ministero (ISS) per decidere in prima persona, unitamente alla commissione che presiede, se prevedere o meno l’introduzione di una nuova professione piuttosto che adottare le altre possibili soluzioni. Osservati dai Paesi dell’UE questa scelta può facilmente esser letta come un atto di indifendibile “arroganza politica”, non tanto per l’esito (che bene o male rientra tra le tre possibili soluzioni), quanto per questa discutibile, ma sicuramente poco etica, condotta nel diritto.

Come membro del Senato De Biasi può benissimo concorrere ad approvare nuove leggi, modificare quelle già in vigore, ma non può in nessun caso ignorare le leggi esistenti e approvare norme diverse senza almeno modificare o cancellare quelle contrarie. Questa approssimazione nell’uso del diritto mi lascia basito. Si ritiene necessario che il Presidente della Repubblica dia la giusta attenzione a questa vicenda e ne tragga le necessarie conseguenze dal momento in cui stiamo toccando un argomento che si lega alla salute degli Italiani e la credibilità degli strumenti con i quali vengono curati.

Infine c’è un altro aspetto curioso. Mi riferisco al fatto che il provvedimento di sanatoria (entro 3 mesi) precede la definizione dello standard formativo necessario (entro 6 mesi). Come si possa assegnare patenti senza aver prima definito lo standard di riferimento mi appare un mistero. Dall’esterno sembra che la priorità sia di tutelare determinate lobby piuttosto che salvaguardare il diritto costituzionale di vedere tutelata la salute dei cittadini. Se la norma rimane in questi termini, potremmo vedere sanati degli abusivi privi dei requisiti minimi ritenuti necessari. Forse sarebbe stato utile l’inverso, cioè stabilire lo standard di riferimento e su questo modulare eventuali sanatorie, anche prevedendo, dove fosse richiesto, un’integrazione di formazione (unica reale forma di garanzia in ambito terapeutico). Evidentemente in tutta questa partita la tutela dei cittadini sembra a rischio.

La cosa più saggia sarebbe quella di stralciare l’istituzione di nuove professioni dal testo data l’assurdità del tema principale: l’osteopatia si regola su teorie e presupposti, tutti smentiti dalla scienza (su cui si fonda la medicina italiana ed internazionale dei nostri giorni), di oltre 100 anni fa. Il medesimo discorso vale anche per la chiropratica. Sono due discipline che si avvicinano più alla stregoneria che alla pratica medica come documentato molto bene in centinaia di articoli scientifici che devono assolutamente esser presi in esame.

Il loro problema principale è che sono fondamenti estremamente rigidi e dogmatici per cui si sono trovati presto insufficienti e distanti via via che le innovazioni scientifiche hanno aggiornato e rimodellato le discipline mediche oggi in vigore.

Claudio Mulè
Fisioterapista