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28 GIUGNO: grande manifestazione a Roma: Le professioni sanitarie scendono in campo: “Subito nuove competenze e nuove modalità di interazione e collaborazione con i medici”

fonte quotidiano sanità

Cgil, Cisl, Uil, Ipasvi, Tsrm, Fnco e Conaps mettono le basi per una piattaforma comune da porre all’attenzione delle Istituzioni. In attesa del convegno del prossimo 28 giugno ecco le prime anticipazioni sulle proposte delle rappresentanze sindacali e professionali. “Per salvaguardare il Ssn si deve tornare ad una piena valorizzazione del personale e delle competenze di tutti i professionisti e operatori della salute”.

Subito stop ai tagli alle risorse e via libera a nuove assunzioni. Ma non solo: completare l’implementazione delle competenze specialistiche per le professioni sanitarie; ridefinire le competenze e le responsabilità dell’operatore socio-sanitario; completare il percorso di riconoscimento e individuazione delle professioni sanitarie e sociosanitarie. E ancora: valorizzare formazione Continua – ECM e quella universitaria. E poi sblocco della riforma degli ordini professionali e standard e fabbisogni minimi.

Queste alcune delle proposte di FpCgil, CislFp, UilFpl e Professioni sanitarie (Conaps), Tecnici di radiologia (FncTsrm), infermieri (Ipasvi) e Ostetriche (Fnco) che verranno lanciate il prossimo 28 giugno a Roma nel corso dell’evento ‘La crescita delle competenze  per la qualità del lavoro in sanità’ di cui pubblichiamo la piattaforma programmatica.

Sindacati e rappresentanti delle professioni sanitarie ricordano come dal “2009, il sistema sanitario nazionale ha registrato la riduzione di oltre 22.000 unità, delle quali 17.000 sanitari e tecnici, non sostituite a causa del blocco del turn-over, mentre per tutto il personale in servizio si è registrato il fermo sostanziale della loro valorizzazione professionale e della retribuzione. Sono dunque 7 anni che il personale di questo comparto viene utilizzato quale ammortizzatore per il contenimento dei conti pubblici, con inevitabili ricadute a discapito della salute pubblica”.

“Per salvaguardare il Servizio Sanitario Nazionale – affermano – e la sua funzione all’interno del più ampio sistema di welfare, si deve tornare ad una piena valorizzazione del personale e delle competenze di tutti i professionisti e operatori della salute, attraverso il riavvio della contrattazione e la definizione di nuove regole virtuose che possano consentire il buon governo del sistema e l’efficace risposta ai bisogni di salute. Questo anche nell’ottica di individuare ed attribuire responsabilità e compiti ai ruoli emergenti che saranno indispensabili al corretto funzionamento dei nuovi modelli organizzativi.

GLI INTERVENTI DEL GOVERNO SUL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. Nonostante gli indicatori di salute e di speranza di vita utilizzati a livello internazionale, nonché i contenuti livelli di spesa realizzati collochino l’Italia nelle prime posizioni al mondo il Governo, in nome della stabilizzazione dei conti pubblici, è intervenuto anche sulla spesa sanitaria. Dopo i tagli degli anni precedenti, nel solo 2016 si è assistito a una riduzione del fondo sanitario nazionale passato dai 115,4 Mld€, previsti nel Patto per la salute 2014-2016, ai 111 Mld€ stanziati con la legge di stabilità 2016. Una riduzione pari a 4,4 Mld€ che non potrà lasciare indenni i LEA garantiti alla cittadinanza.

MODELLI ORGANIZZATIVI. L’intervento sulla spesa sanitaria non è stato accompagnato, però, da un reale progetto di rinnovamento organizzativo per il superamento delle vere sfide che il servizio sanitario deve affrontare: l’aumento delle cronicità, delle fragilità, delle comorbilità e delle non autosufficienze correlate all’allungamento dell’aspettativa di vita. Tra gli obiettivi organizzativi da raggiungere ci sono lo sviluppo di:

1. una rete sanitaria meno ospedalocentrica e più orientata al territorio per la cura delle cronicità, con lo sviluppo della continuità assistenziale tra i due livelli;

2. nuove modalità di interazione e collaborazione tra medici, professionisti e operatori sanitari che dovranno sviluppare capacità operative nuove in funzione dei nuovi modelli organizzativi. Senza un cambiamento dei modelli organizzativi gli interventi di risanamento esclusivamente finanziari sono destinati ad esaurirsi, nel breve periodo, in una drastica riduzione delle prestazioni e in un peggioramento significativo del welfare.

IL LAVORO, LEVA PER IL CAMBIAMENTO E RISORSA PER UNA MIGLIORE RISPOSTA AI BISOGNI DI SALUTE. La qualità dei servizi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale dipende dalla qualità dei professionisti e dall’adeguatezza del modello organizzativo. Dal 2009, il sistema sanitario nazionale ha subito la riduzione di circa 22.000 unità nel solo comparto, dei quali 17.000 sanitari e tecnici, e il congelamento sostanziale delle retribuzioni, ferme ai valori dell’epoca. Sono dunque oltre 7 anni che il personale di questo comparto è utilizzato come leva operativa per il contenimento dei conti pubblici, attraverso il blocco del turn-over e del salario. Per salvaguardare il Servizio Sanitario Nazionale e la sua funzione all’interno del più ampio sistema di welfare, si deve tornare ad una piena valorizzazione del personale e delle competenze di tutti i professionisti e operatori della salute, attraverso la ripresa della contrattazione e l’adozione nuove regole virtuose in grado di innovare il sistema per dare risposte appropriate ai bisogni di salute. Questo anche nell’ottica di individuare ed attribuire responsabilità e compiti ai ruoli e alle figure emergenti che saranno indispensabili al corretto funzionamento dei nuovi modelli organizzativi.

FORMAZIONE. La formazione universitaria attuale è orientata a rispondere più alle possibilità e agli obiettivi degli Atenei che non ai reali fabbisogni del SSN e, nelle Facoltà di Medicina, c’è un evidente ritardo a riconoscere la crescente presenza delle Professioni Sanitarie, con conseguenti disfunzioni nel sistema e nella didattica. Vi sono evidenti disfunzioni nel sistema e nella didattica delle facoltà di Medicina e Chirurgia che non tengono conto che l’evidenza dei numeri le sta trasformando sempre più in facoltà delle Professioni sanitarie a tutto tondo, e che di conseguenza sarebbe necessario un maggior coinvolgimento delle Professioni Sanitarie nella didattica e una ridefinizione dei piani di studio basati sulle competenze necessarie. In questo è necessario il fattivo coinvolgimento del SSN, a partire dalle Regioni e dalle aziende sanitarie, per l’organizzazione dei corsi di base e post base così che essi siano sempre contestualizzati rispetto alle e‑ettive esigenze di salute, e reindirizzati laddove necessario, nonché orientati all’obiettivo di assicurare riconoscimento, sviluppo e implementazione delle competenze per tutti i professionisti. Per quanto riguarda l’aggiornamento professionale non è più tollerabile che la formazione ECM, che rappresenta lo strumento principe per la manutenzione delle competenze, continui ad essere patrimonio esclusivo di pochi. Essa deve diventare da subito un diritto esigibile da tutti i lavoratori e posto a carico dei datori di lavoro, indipendentemente dal ruolo e dal contratto applicato.

LE RICHIESTE.
Le prime:
• Interrompere l’attacco alle risorse del fondo sanitario nazionale per fermare l’arretramento del welfare sanitario pubblico che va a discapito delle famiglie e dei cittadini e avviare una reale lotta agli sprechi;
• Rompere il blocco delle assunzioni e della contrattazione nazionale.

Le altre:
• Presidiare il completamento di tutti i percorsi di revisione e di implementazione delle competenze specialistiche per le professioni sanitarie, secondo i due assi: quello clinico e quello gestionale, prevedendo in entrambi incarichi di responsabilità funzionali, professionali e specialistici;

• Completare il processo di affrancamento dalla visione ospedalocentrica della sanità, per restituire all’ospedale la sua funzione di assistenza specialistica e al territorio il compito di farsi carico dell’assistenza al paziente cronico o non autosufficiente, sviluppando protocolli di collaborazione per assicurare la continuità assistenziale;

• Adottare modelli di governance centrati sulle persone;

• Definire standard minimi obbligatori sia professionali che organizzativi unici per tutto il territorio nazionale, e indicatori di risultato sia per l’ambito ospedaliero che per quello territoriale;

• Ridefinire le competenze e le responsabilità dell’operatore socio-sanitario istituendo realmente un unico percorso di formazione sull’intero territorio nazionale;

• Completare il percorso affinché tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie siano individuate e riconosciute in ambito nazionale, oltreché uniformate ai criteri fissati dalla Comunità Europea, in modo da aumentare il loro valore e le stesse possibilità occupazionali, in un’ottica di largo ampio respiro nazionale ed europeo;

• Aprire anche alle organizzazioni sindacali il confronto sulla quantificazione dei fabbisogni di personale per tutte le professioni;
• Progettare i corsi universitari di base e post-universitari coinvolgendo il SSN, le Regioni e le Aziende Sanitarie per far sì che i contenuti siano in linea con le effettive esigenze di salute;

• Coinvolgere i professionisti sanitari nell’organizzazione dei corsi universitari e nella docenza;

• Prevedere corsi diversificati mirati allo sviluppo professionale-specialistico e manageriale;

• Consentire a tutti i lavoratori il diritto alla Formazione Continua – ECM – a spese del datore di lavoro, qualunque sia il ruolo ricoperto e /o il tipo di contratto di lavoro applicato;

• Modificare norme e contratti in modo da consentire anche ai lavoratori precari di accedere ai permessi retribuiti per la formazione universitaria (150 ore di diritto allo studio) ed ECM (permessi ex art. 21);

• Riconoscere i crediti ECM in ambito universitario, con il rilascio di crediti CFU;

• Sbloccare la riforma degli ordini professionali, affinché si possano meglio valorizzare e garantire la professionalità dei loro iscritti, per rispondere sempre meglio ai bisogni dei cittadini, nel rispetto delle regole democraticamente costituite.

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